La scomparsa di Renato Scognamiglio: il diritto del lavoro come giustizia sociale

31 agosto 2020

Generico ,

La scomparsa di Renato Scognamiglio:                                                                                                                                                       il diritto del lavoro come giustizia sociale

L’estate 2020 ha portato via un altro insigne giuslavorista: Renato Scognamiglio, avvocato, professore emerito di Diritto del lavoro all’Università di Roma, accademico dei Lincei, fondatore del diritto del lavoro come disciplina autonoma dal diritto civile - nel quale si era formato, come allievo di Francesco Santoro Passarelli - non riconducibile, soprattutto per quanto riguarda il lavoro subordinato, allo schema del contratto (a lui ben noto per essere stato, il negozio giuridico, oggetto della sua prima monografia scientifica, che gli valse la libera docenza).

Per Scognamiglio il diritto del lavoro è «un ramo a sé stante dell’ordinamento giuridico, (con) l’obiettivo di colmare le disuguaglianze che inevitabilmente si verificano tra lavoratori e datori di lavoro, e richiedono istituti e norme (per) attribuire ai lavoratori una congrua tutela dei valori personali», ed evitare che il “vincolo di dipendenza” possa determinare «un grave e intollerabile sfruttamento del lavoratore». In questo senso il diritto del lavoro, le cui fonti sono essenzialmente la legge e la contrattazione collettiva, è anche uno strumento di promozione della giustizia sociale, in attuazione dell’articolo 3 Costituzione. Scognamiglio riassumeva la distinzione con una immagine molto significativa, ripetuta in uno dei suoi ultimi scritti nel 2014 (è morto il 21 agosto 2020 a 98 anni), un saggio sulla Rivista italiana di Diritto del lavoro (del cui Comitato scientifico ha continuato a far parte fino all’ultimo): «Il diritto civile nasce dalla libertà, mentre il diritto del lavoro cammina verso la libertà». Una visione - ammetteva - certamente messa alla prova dalle varie forme di flessibilità sopravvenute negli ultimi decenni, ma da lui confermata fino a quell’ultimo saggio, «pur nel carattere altalenante della tutela» del lavoro.

Condivise l’impegno di molti giuristi vicini alla Rivista giuridica del lavoro, e a cavallo degli anni 60 e 70 del Novecento fu a lungo nel comitato di direzione. Ma era considerato «troppo tiepido verso la sinistra sindacale» e accettò senza far polemiche la richiesta - da lui stesso definita “cortese” - di uscirne, ammettendo di «non aver mai fatto parte di una sinistra giuslavoristica e di non aver coltivato impegni politici», ma solo scientifici e professionali.

Nato a Roma nel 1922, Renato Scognamiglio si era laureato a Napoli e negli anni 50 aveva insegnato Diritto privato e Diritto civile a Urbino, dove divenne professore ordinario e si trasferì a Catania, poi a Bari, Napoli e Roma Sapienza, dove alternò gli insegnamenti di Diritto civile, Diritto privato comparato, Diritto commerciale e Diritto del lavoro, che divenne il suo insegnamento definitivo. Degli anni 60 sono le prime Lezioni di diritto del lavoro, più volte aggiornate e poi sviluppate in manuali e codici commentati, insieme a monografie sulla responsabilità civile e il risarcimento del danno.

La professione di avvocato, avviata a Napoli negli anni 50, iniziò proprio nell’ambito delle controversie di lavoro, come consulente e difensore della Camera del lavoro partenopea e di alcune federazioni di categoria della Cgil. E in questo ambito si è sviluppata per oltre 60 anni. Dalla fondazione nei primi anni Duemila, Scognamiglio è stato a lungo socio di Agi.

La sezione regionale del Lazio e la presidenza nazionale di Agi - Avvocati giuslavoristi italiani partecipano al cordoglio dei tre figli, che hanno tutti raccolto il testimone paterno nella professione forense e nell’impegno accademico, e in particolare di Claudio, ordinario di Diritto privato, avvocato giuslavorista e socio di Agi - Avvocati giuslavoristi italiani.

torna all'inizio del contenuto