A Lecce il Convegno nazionale di AGI: molti ospiti, grande partecipazione, dibattito di alto profilo. La cronaca, la diretta dei lavori

31 ottobre 2026

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Oltre 500 giuslavoriste e giuslavoristi da tutta Italia, insieme a rappresentanti dell’avvocatura, della magistratura, dell’università, delle istituzioni, delle imprese, dei sindacati e del mondo dell’informazione, si sono riuniti al Teatro Apollo di Lecce dal 22 al 24 ottobre per il Convegno nazionale di AGI – Avvocati Giuslavoristi Italiani, dal titolo “Il lavoro che verrà – Governance e partecipazione”. Tre giornate di incontri e approfondimenti dedicate alle trasformazioni del mondo del lavoro, alle nuove sfide per il diritto del lavoro e al ruolo della partecipazione e della governance nella costruzione dei modelli lavorativi del futuro, articolate in tre filoni: i cambiamenti nell’organizzazione delle imprese e nelle relazioni di lavoro, la dimensione europea della governance aziendale e della tutela dei diritti, l’evoluzione della professione forense. Tra i temi in agenda anche il lavoro tramite piattaforme digitali e il controllo algoritmico, la rappresentatività sindacale, la crisi d’impresa, la trasparenza retributiva e la parità di genere, la tutela antidiscriminatoria, con una significativa dimensione internazionale grazie a relatori e specialisti stranieri.

I lavori si sono aperti giovedì 22 ottobre con i saluti di Tatiana Biagioni, presidente nazionale AGI, che ha presentato il Convegno, l’ultimo organizzato nel suo ruolo di Presidente. “Il lavoro cambia per le piattaforme digitali e per gli algoritmi che organizzano e controllano la prestazione; cambia per l’Europa, che oggi chiede alle imprese più trasparenza sulle retribuzioni e sulla parità di genere; cambia per le imprese stesse, che si trasformano nell’organizzazione e nel modo di gestire il ruolo delle lavoratrici e dei lavoratori. Alle avvocate e agli avvocati, che il diritto del lavoro lo praticano ogni giorno, spetta una responsabilità precisa: far sì che queste trasformazioni non siano subìte ma governate dalla conoscenza, dalla responsabilità e dal rispetto dei diritti”, ha detto la Presidente, che ha anche tracciato un bilancio dei suoi due mandati attraverso un video che ha ripercorso le tappe degli ultimi sei anni di AGI: i convegni, le attività di formazione, la scuola di specializzazione, la firma del protocollo con le associazioni giuslavoriste europee e le iniziative di solidarietà.

La Presidente ha quindi passato la parola a Grazia Fazio, presidente di AGI Puglia-Basilicata, che ha richiamato il valore della scelta di tenere l’appuntamento nel Mezzogiorno: “Riportare il convegno in Puglia, e più in generale nel Sud Italia, ha un significato importante sul piano strategico: significa riconoscere al Mezzogiorno un ruolo fondamentale nell’analisi e nella comprensione delle trasformazioni del mercato del lavoro. Viviamo in un’epoca di cambiamenti eccezionali, tra innovazione digitale e intelligenza artificiale. Accade di tutto e con una velocità a cui non eravamo abituati e che in qualche maniera rischia di travolgerci. Il compito dei giuslavoristi è usare le nostre competenze per cercare di governare queste trasformazioni”. Alla necessità di governare il cambiamento ha fatto eco Pasquale Staropoli, responsabile della Segreteria tecnica del Ministero del Lavoro, che ha portato il punto di vista delle istituzioni: “Il mondo del lavoro, della produzione e dell’economia viaggia a una velocità sempre maggiore. Siamo chiamati ad accompagnare queste trasformazioni mettendo al centro la dignità della persona e la tutela dei diritti. L’intelligenza artificiale non è più una questione di futuro, ma una realtà quotidiana: l’approccio non può essere né di rifiuto né di delega all’algoritmo, ma deve garantire che l’essere umano resti al centro delle decisioni. Lo stesso principio vale per la trasparenza retributiva e il salario giusto, temi sui quali la contrattazione collettiva può svolgere un ruolo fondamentale nel comporre gli interessi e garantire tutele”. Il rifiuto della delega all’algoritmo è stato il filo conduttore anche dell’intervento di Antonio Tommaso De Mauro, presidente dell’Ordine degli Avvocati di Lecce, che ha ribadito la centralità del giurista nell’interpretazione delle norme rispetto alle macchine: “Il diritto del lavoro è da sempre un laboratorio di sperimentazione per temi fondamentali anche per il diritto civile, dal contemperamento dei diritti economici con quelli della persona alle asimmetrie contrattuali e all’equità nei rapporti tra le parti. Di fronte alle trasformazioni in atto, a partire dall’intelligenza artificiale, è essenziale continuare a confrontarsi: il compito del giurista è interpretare le norme e individuare le strade da seguire, una funzione che richiede la capacità di comprensione della persona e che non può essere delegata a una macchina o a un algoritmo”. Dal ruolo del giurista si è passati alla professione forense con Vincenzo Caprioli, componente dell’Organismo Congressuale Forense-OCF: “L’Organismo congressuale forense sta lavorando per dare attuazione agli impegni assunti con le mozioni congressuali, tra cui quelle sulla negoziazione assistita, con l’obiettivo di favorire gli accordi e semplificare le procedure. Tra le sfide più ambiziose c’è anche l’ipotesi di un codice del lavoro che raccolga le norme in materia di lavoro, previdenza e processo, un progetto per il quale sarà fondamentale il contributo delle associazioni specialistiche come AGI. Gli avvocati giuslavoristi hanno avuto un ruolo importante nell’evoluzione del diritto e nell’attuazione dei principi costituzionali: il loro lavoro continua a essere essenziale per trasformare le esigenze della società in diritti e tutele concrete”. Ha chiuso gli interventi Caterina Mainardi, presidente della Sezione Lavoro della Corte d’Appello di Lecce, che dal punto di vista della magistratura è tornata sul tema dell’IA, affrontando il rischio di discriminazioni algoritmiche dovute a un cattivo addestramento dei dati: “Il lavoro del futuro è una sfida che dobbiamo già affrontare nel presente. L’intelligenza artificiale sta trasformando il rapporto di lavoro, dalla selezione del personale all’assegnazione delle mansioni, fino al controllo dei lavoratori. Dobbiamo quindi capire come coordinare l’utilizzo degli algoritmi con le tutele previste dal nostro ordinamento, evitando il rischio di discriminazioni algoritmiche. In questo scenario, anche il sindacato è chiamato a un ruolo nuovo: non soltanto di controllo, ma di partecipazione all’organizzazione algoritmica del lavoro”.

Il pomeriggio è stato dedicato all’avvocatura e all’approfondimento professionale. Il primo dialogo, “I numeri dell’avvocatura”, è stato moderato da Simona Musco, giornalista de Il Dubbio, con Giampiero Falasca, avvocato specializzato in diritto del lavoro e delle relazioni industriali; Federica Santinon, avvocata e consigliera CNF; Andrea Toma, responsabile Area Economia, Lavoro e Territorio del Censis; Vito Vannucci, avvocato giuslavorista; Alberto Del Noce, avvocato presidente dell’Unione Nazionale delle Camere Civili (UNCC).

Toma ha tracciato una fotografia della professione: “Il decimo rapporto sull’avvocatura ci restituisce l’immagine di una parabola: calano gli iscritti e crescono le cancellazioni, in maggioranza di donne e giovani. Sul fronte dei redditi, però, i dati segnalano un miglioramento. I giovani guardano alla professione con più scetticismo che in passato, ma sono aperti a nuove specializzazioni e a nuovi ambiti, anche al di fuori dell’aula”. Sempre sui giovani, Falasca: “Oggi il patto sacrificale della nostra generazione non funziona più, e questo non è pigrizia ma un segno di maturità: i giovani chiedono quality time. Se la professione li attirerà ancora? Accadrà solo se saremo in grado di restituire dignità al ruolo sociale dell’avvocato: o troviamo il modo di difenderlo, oppure tra dieci anni nessuno, tranne le piattaforme di intelligenza artificiale, farà l’avvocato”. Per rendere di nuovo attrattiva la professione, serve intervenire sulla formazione, ha detto Vannucci: “La formazione attuale non va più bene: serve un contatto più forte tra università e mondo esterno, e una sinergia tra università, istituzioni, ordini e associazioni che oggi è carente. Gli studi devono poi offrire ai giovani un’organizzazione del lavoro che consenta una buona conciliazione tra vita e lavoro, e poiché la formazione costa servono incentivi pubblici per evitare discriminazioni tra avvocati”. Anche la nuova legge professionale può dare risposte, ha spiegato Santinon richiamando i primi articoli del testo: “L’avvocato deve operare in libertà, in autonomia e indipendenza per garantire l’effettività della tutela dei diritti. Questa è la nostra base comune. Per la prima volta, poi, si potranno stipulare contratti di rete anche con professionisti diversi dagli avvocati, un modo per salvaguardare la specializzazione anche nelle province e nei centri lontani dai grandi distretti di corte”. Il discorso si è poi allargato al contesto in cui la professione opera, a partire dalla giustizia civile. Del Noce ha letto i dati del monitoraggio con uno sguardo critico: “Apparentemente è tutto a posto: l’Europa ci chiedeva una riduzione del 40% del disposition time e siamo arrivati a un meno 50%. Ma ci sono due trucchi: l’Europa misura il disposition time e non la durata effettiva dei processi, e non conosce i giudici di pace, dove abbiamo spostato una fetta enorme di procedimenti e che oggi sono al collasso. La giustizia non è un prodotto: l’efficienza non può andare a discapito dell’efficacia, perché lo scopo è tutelare i diritti. Ora si apre un nuovo capitolo, quello di riconquistare la fiducia dei cittadini”.

Dopo il dialogo, spazio all’approfondimento con la presentazione di “Modulo 24” de Il Sole 24 Ore, dedicato all’informazione e all’aggiornamento professionale. Tatiana Biagioni ha lasciato la parola ad Angela Grassi, redattrice di Guida al Lavoro de Il Sole 24 Ore; Aurora Notarianni, avvocata e componente della Commissione lavoro del CNF; Giorgia Casiello, avvocata, dottoressa di ricerca in Diritto del lavoro e socia AGI. A seguire si è svolta la presentazione del libro “Manuale di diritto del lavoro 2026” de Il Sole 24 Ore: Gianpiero Belligoli, vicepresidente AGI, ha dialogato con gli autori Aldo Bottini, avvocato e socio fondatore di AGI, di cui è stato presidente; Giampiero Falasca e Angelo Zambelli, avvocato esperto di diritto sindacale e relazioni industriali.

Quindi la tavola rotonda “L’avvocatura del futuro”, moderata da Maria Carla De Cesari, giornalista del Sole 24 Ore, con Alessia Bellini, avvocata; Roberta De Siati, avvocata; Marcello Giustiniani, avvocato esperto in diritto del lavoro, in collegamento da remoto; Claudio Rorato, ricercatore ed esperto di innovazione digitale e organizzazione d’impresa, legato alla School of Management del Politecnico di Milano; Cinzia Vaglio, vicepresidente del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Lecce. Rorato ha richiamato l’attenzione sulle difficoltà organizzative dei piccoli studi: «Le piccole realtà devono mettersi insieme, con reti, imprese o collaborazioni più o meno strutturate, perché qualche chilo di muscolo in più bisogna metterlo per affrontare un mercato così esigente. L’avvocato non deve essere chiamato solo quando il problema è patologico: se sta al fianco dell’impresa nei momenti decisionali, i problemi si risolvono prima». Una possibile risposta è la collaborazione tra studi che mantengono la propria autonomia. «Il nostro è un network di studi che condividono posizionamento e modo di lavorare, ma restano autonomi. Condividiamo costi, piattaforme e un marchio, e questo ci consente di fare cose da grande studio e di essere riconoscibili anche per la qualità», ha spiegato Bellini. Sul rapporto con l’intelligenza artificiale è intervenuto Giustiniani: «Non ci estingueremo se sapremo trasformarci. Non dobbiamo né metterci in competizione con l’intelligenza artificiale né accontentarci di essa: dobbiamo aggiungere il fattore umano, rafforzando la competenza giuridica, quella digitale e quella relazionale». De Siati ha posto l’accento sulle disuguaglianze economiche e di genere: «Va squarciato un velo su una narrazione di facciata, per cui la professione sarebbe uno spazio di meritocrazia neutra. Le differenze nei compensi sono correlate a caratteristiche come il genere: manca un welfare che accompagni la professione, perché il nostro problema non è il posto ma il reddito». Il rischio, ha osservato, è che il divario economico si allarghi ulteriormente con la diffusione dell’intelligenza artificiale, contribuendo all’abbandono della professione. I dati del territorio leccese confermano questa tendenza. «Dal 2020 c’è stata una vera fuga dalla professione, soprattutto femminile. Il problema è il reddito e sono i compiti di cura: la maternità non può più essere considerata una questione personale», ha sottolineato Vaglio.

Terminata la tavola rotonda c’è stato l’intervento del presidente del Consiglio nazionale forense, Francesco Greco, in collegamento da Roma. Ringraziando AGI e i giuslavoristi per il contributo alla professione e sottolineando l’alto livello di competenza e specializzazione della categoria, ha parlato della centralità della professione forense in un mondo in tensione e trasformazione. “La professione forense è un presidio fondamentale per l’attuazione dello Stato di diritto, della democrazia e della tutela della persona umana. In un contesto globale sempre più condizionato dalla tecnologia e dalle esigenze economiche, gli avvocati sono chiamati a difendere i principi che mettono al centro la persona”, ha detto. Greco ha quindi richiamato la riforma dell’ordinamento forense: “Abbiamo cercato di offrire agli avvocati strumenti e possibilità per guardare al futuro con maggiore fiducia. La disciplina della monocommittenza, con un contratto tipico, periodi di preavviso e criteri per concordare la retribuzione, punta a definire meglio i rapporti tra professionisti. La revisione delle incompatibilità mira a superare alcuni limiti che hanno penalizzato gli avvocati rispetto ad altre categorie. Infine, il contratto di rete consentirà a due o più professionisti di collaborare su singoli affari o ambiti specifici senza dover necessariamente costituire strutture associative o societarie”. La giornata si è chiusa con la presentazione del libro “Volevo fare il viceré”: Tatiana Biagioni ha dialogato con l’autore Salvatore Trifirò, avvocato giuslavorista.

La seconda giornata, venerdì 23 ottobre, si è aperta con il saluto istituzionale della sindaca di Lecce, Adriana Poli Bortone, a cui la presidente Biagioni ha subito passato la parola. “‘Il lavoro che verrà’ è un titolo che ci invita a guardare avanti, soprattutto noi amministratori che da anni, da troppi anni, ci confrontiamo con le tematiche del lavoro senza sempre riuscire a dare risposte adeguate a quella che, purtroppo, è un’emergenza sempre più grave – ha detto la Sindaca – ma questo titolo contiene una domanda molto concreta: quale lavoro vogliamo costruire? Quali condizioni dobbiamo creare perché rappresenti, soprattutto per i giovani, una prospettiva di autonomia, dignità, realizzazione? È una domanda che sentiamo con particolare forza qui, nel Sud d’Italia. Amministrare una città del Sud significa creare le condizioni affinché una ragazza o un ragazzo possano scegliere di restare, di tornare, di investire le proprie competenze nella propria terra: è una responsabilità forte, che deve orientare le scelte pubbliche. Anche i Comuni sono chiamati a fare la propria parte: nella qualità dei servizi, nell’efficienza amministrativa, nella cura degli spazi e delle infrastrutture, nella capacità di accompagnare gli investimenti. Lo sviluppo ha bisogno di un contesto che permetta alle imprese di crescere e alle persone di trovare opportunità”. “Le due parole che accompagnano il vostro convegno, ‘governance’ e ‘partecipazione’, richiamano la responsabilità delle decisioni e il valore del coinvolgimento. Ci sollecitano a riflettere su come tenere insieme la capacità di competere delle imprese, la qualità dell’occupazione, la sicurezza e il riconoscimento delle competenze – ha proseguito Poli Bortone – mi piacerebbe poter parlare dell’attuazione, finalmente, dell’articolo 46 della Costituzione, rimasto per troppi anni inattuato. Oggi, soprattutto per impulso della CISL, il Parlamento ha approvato la legge sulla partecipazione dei lavoratori agli utili delle imprese: un notevole passo avanti in termini di partecipazione, di collaborazione, di sinergia tra datore di lavoro e lavoratore”. “Ci sono poi le trasformazioni tecnologiche e organizzative, che pongono interrogativi ai quali occorre rispondere con preparazione, equilibrio e attenzione alle conseguenze concrete sulla vita dei lavoratori e delle lavoratrici – ha concluso la Sindaca – in questo percorso il vostro ruolo è prezioso. L’augurio è che queste giornate offrano un confronto assolutamente libero e fecondo, capace di far dialogare esperienze e sensibilità diverse e di produrre indicazioni utili per il futuro”.

Quindi la parola è passata alla presidente Biagioni, per i saluti alla platea. «Ritrovarsi per tre giorni nella stessa sala ha un valore che va oltre il programma scientifico: significa confrontarsi, incontrarsi e, in una parola, fare comunità. In un tempo in cui riunioni, udienze e formazione si svolgono sempre più da remoto, abbiamo guadagnato velocità ma perso una parte della frequentazione quotidiana che ha caratterizzato la nostra professione”, ha detto. “Con ‘Il lavoro che verrà. Governance e partecipazione’ ci siamo chiesti chi decide come cambia il lavoro: lo cambiano le piattaforme digitali, gli algoritmi, l’Unione Europea e le imprese. A noi, che il diritto del lavoro lo pratichiamo ogni giorno, spetta il compito di fare in modo che queste trasformazioni non siano semplicemente subite, ma comprese, interpretate e governate, attraverso le regole e prima ancora attraverso la conoscenza”. “AGI riunisce quasi 2.500 avvocate e avvocati che assistono imprese, lavoratrici e lavoratori: interessi anche contrapposti, ma una comunità professionale unita da un metodo e da un linguaggio, quello della competenza – ha raccontato Biagioni – su questa competenza continuiamo a investire: con ottanta eventi formativi nel 2025, con la Scuola di Alta Formazione e Specializzazione ‘Boneschi - Del Punta’, passata dai 50 iscritti del 2004 ai 216 del biennio 2025-2027 su 17 sedi, che dà il titolo di avvocato specialista, con la nascita di AGI Junior. Siamo inoltre impegnati nel confronto con le istituzioni forensi e parlamentari, nel Coordinamento delle associazioni specialistiche, nella comunicazione pubblica, nell’Ufficio Studi, nelle iniziative su lavoro e carcere e nello sportello ‘AGI per i Rifugiati’, oltre che nella collaborazione europea avviata con i giuslavoristi spagnoli e greci”. “Il lavoro che verrà sarà condizionato dalla tecnologia, dall’intelligenza artificiale e dalle nuove regole, ma dipenderà anche dalla capacità delle persone e delle comunità professionali di comprenderlo, analizzarlo e contribuire a governarlo. Il lavoro che verrà ha bisogno anche di noi e della nostra competenza”, ha concluso la Presidente.

I lavori sono quindi entrati nel vivo con il dialogo “La libertà di impresa e i suoi limiti; tra partecipazione e sindacato giudiziale; dialogo tra generazioni”. Sul palco Pietro Ichino, professore emerito di Diritto del lavoro all’Università degli Studi di Milano e avvocato giuslavorista, ha dialogato con Marco Biasi, professore associato di Diritto del lavoro all’Università degli Studi di Milano, e Paola Licci, avvocata e professoressa associata di Diritto processuale civile all’Università di Roma Tor Vergata. Al centro della discussione due delle questioni più calde e in profonda evoluzione nel mercato del lavoro: il licenziamento per giustificato motivo oggettivo (con il nodo del repêchage) e l’impatto della nuova direttiva europea sulla trasparenza salariale.

Sul primo tema, Ichino ha chiarito: “La mia tesi, che ho esposto in diversi miei scritti e della quale qui propongo un’estrema sintesi, è che in realtà ciò che fanno i giudici in concreto, quando applicano la norma sul giustificato motivo oggettivo, è un controllo: un sovrapporre la valutazione del giudice alla valutazione dell’imprenditore”. Per Biasi, la questione centrale è un’altra: “Secondo me oggi il vero nodo del controllo giudiziale non è tanto la sindacabilità o insindacabilità del merito della ragione addotta, ma quello del repêchage, e quindi della ricollocazione o ricollocabilità del lavoratore o della lavoratrice”. Su quest’ultimo tema, Licci ha sottolineato: “La scelta di porre a carico del datore di lavoro la prova che il lavoratore non potesse essere impiegato in altri posti non nasce da ragioni di giustizia, ma da ragioni di vicinanza della prova”. Sulla trasparenza salariale, Ichino ha sottolineato: “La differenza tra impiego pubblico e privato sta nello spazio che, in quest’ultimo, viene lasciato all’apprezzamento di aspetti qualitativi non dimostrabili come l’impegno, l’effort individuale. Ed è curioso che la recezione in Italia della direttiva europea sembri andare verso un’omologazione tra impiego pubblico e privato”. Diversa la lettura di Biasi: “Se vogliamo vedere il bicchiere mezzo pieno, la direttiva muove coerentemente e condivisibilmente verso una strutturazione degli aspetti retributivi e un collegamento sempre maggiore della retribuzione con parametri oggettivi e neutrali dal punto di vista del genere, che forse rafforzano l’idea di una professionalità non legata alla persona, e quindi al genere, uomo o donna”. Sulle ricadute giudiziali, Licci ha concluso: “Oltre al tema dell’opacità nei dati retributivi, di cui si è appena parlato, la direttiva si poneva l’obiettivo di agevolare e semplificare anche la domanda in giudizio, e quindi la possibilità di un effettivo accertamento dell’avvenuta discriminazione”.

Terminato il dialogo c’è stata la presentazione del libro “Il Lavoro nel sistema degli appalti”: la presidente AGI Biagioni ha intervistato l’autrice Lisa Amoriello, avvocata vicepresidente della sezione di AGI Toscana e docente a contratto di Diritto del lavoro all’Università degli Studi di Firenze. Poi il dialogo della Presidente con Laura Vitelli, componente del Board della Fondazione Libellula, che si occupa di prevenire e contrastare la violenza di genere e le discriminazioni attraverso attività di formazione, sensibilizzazione ed educazione.

Si è proseguito con la tavola rotonda “Trasformazione dell’impresa, organizzazione e politiche delle risorse umane”, moderata da Peter Gomez, direttore de “ilfattoquotidiano.it”, con Marco Baraldo, del gruppo industriale Kerakoll; Mariano Corso, professore di Ingegneria gestionale al Politecnico di Milano ed esperto di innovazione e trasformazione digitale; Riccardo Saccone, segretario generale di SLC-CGIL; Paolo Chiriotti, a capo della funzione Chief Human Resources, Organization, Real Estate & Transformation Office di TIM, in collegamento da remoto.

“In Italia non dobbiamo partire dalla tecnologia, ma dalla demografia: le implicazioni della grande transizione digitale devono essere interpretate alla luce di quello che è, a mio parere, il vero elefante nella stanza, una drammatica situazione demografica – ha esordito Corso – oggi il problema degli HR director è la difficoltà di trovare persone con le giuste competenze. Ma è molto meglio di come sarà domani: domani il problema non sarà il talent shortage, sarà che le persone non ci sono, punto”. E sull’intelligenza artificiale: “Secondo Eurostat siamo penultimi in Europa per uso di strumenti di IA generativa. Abbiamo un problema culturale ed educativo, ma anche uno di regole e meccanismi di governo: le competenze che mancano non sono quelle di coding, ma senso critico e capacità di leggere e interpretare i testi. Siamo in una fase selvaggia nell’uso dell’intelligenza artificiale. Bisogna mettere regole, ma in un quadro di progressività e di maturazione”. Quindi Baraldo, sull’esperienza della sua azienda: “Sull’intelligenza artificiale lavoriamo non solo per costruire consapevolezza di opportunità e rischi in un contesto industriale, ma anche per renderla un elemento abilitante che migliori i risultati aziendali, la qualità e l’efficacia del lavoro”. E rispetto alla valorizzazione del personale: “Non utilizziamo il performance management come un semplice consuntivo dei risultati ottenuti, che sarebbe un approccio poco strategico. Lo leghiamo invece agli obiettivi di sviluppo delle persone, responsabilizzando sia l’individuo sia i manager nell’individuare le necessità formative che serviranno a crescere all’interno dell’organizzazione. Tra il 2024 e il 2025 abbiamo aumentato del 22% le ore di formazione erogate, attraverso strategie di reskilling e upskilling”. Quindi il punto di vista di Saccone: “Siamo in un paradosso tipicamente italiano: il settore delle telecomunicazioni dovrebbe abilitare la transizione digitale. Eppure negli ultimi 14 anni questo settore ha bruciato 14 miliardi di ricavi”. “Siamo uno dei settori privati più anziani come età media – ha sottolineato – ogni anno dobbiamo pietire il rifinanziamento del contratto di espansione, lo strumento con cui proviamo ad abbassare l’età media, a far uscire le persone in modo dignitoso e non traumatico e a far entrare nuove professionalità”. Infine Chiriotti: “Fino agli anni Duemila la tecnologia si muoveva molto lentamente, poi è evoluta in maniera fortissima e oggi l’evoluzione tecnologica si misura in mesi. Stare al passo è oggettivamente complicato, per un tema di anzianità e per un tema culturale”. E sull’intelligenza artificiale: “Non sono totalmente pessimista sul fatto che i lavori spariranno: credo piuttosto che cambieranno, anche significativamente. La staticità che caratterizzava il mestiere non riusciremo più a garantirla. La vera sfida è rendere il mestiere obsoleto, ma non rendere la persona obsoleta”.

I lavori sono ripresi nel pomeriggio con la tavola rotonda “La rappresentatività sindacale dallo Statuto a oggi”, moderata da Angelo Zambelli, avvocato giuslavorista. Sul palco Albino Angelillo, avvocato; Angela Arbore, magistrata; Marco Barbieri, professore ordinario di Diritto del lavoro all’Università degli Studi di Bari Aldo Moro; Andrea Bortoluzzi, avvocato; Giorgia Casiello, avvocata e dottoressa di ricerca in Diritto del lavoro.

Casiello ha ricostruito l’evoluzione dei criteri che stabiliscono quali sindacati possono costituire una rappresentanza sindacale aziendale (RSA), fino alla sentenza n. 156 del 2025 della Corte costituzionale, che ha aperto alla possibilità di costituire una RSA anche per organizzazioni sindacali non firmatarie del contratto collettivo applicato nell’unità produttiva. Proprio su quest’ultimo punto, Casiello ha osservato: “Il dissenso non implica assolutamente una carenza di rappresentatività sindacale”. E ha sollevato una questione critica: “La sentenza nasce per rispondere a una patologia aziendale, ma di fatto dà un antidoto che opera a livello nazionale. Mi chiedo se questo criterio possa davvero rispondere al principio di razionalità quando rischia di escludere sindacati rappresentativi a livello aziendale”. Marco Barbieri si è soffermato sul concetto stesso di rappresentatività: “La rappresentatività è una nozione pregiuridica: il legislatore l’ha assunta per funzioni diverse”. E sulla soluzione adottata dalla Corte costituzionale: “La Corte ha scelto la strada più impervia: la rappresentatività comparata può essere facile da definire a livello confederale o aziendale, ma diventa difficilissima a livello di categoria, soprattutto perché non è chiaro che cosa si debba intendere per categoria”. Arbore ha portato la discussione sul terreno giudiziario, raccontando una controversia relativa a un’impresa di call center che aveva abbandonato il contratto collettivo delle telecomunicazioni per applicarne un altro. Nel valutare casi di questo tipo, ha spiegato: “La qualificazione dell’attività d’impresa non può fondarsi esclusivamente su una descrizione formale dell’oggetto sociale, ma richiede un accertamento sostanziale e concreto delle attività effettivamente svolte”. Anche la rappresentatività, ha aggiunto, richiede una valutazione concreta, riferita al settore, e non può basarsi soltanto su un riconoscimento istituzionale o formale a livello nazionale. Angelillo ha chiarito il ruolo del CNEL: “Il CNEL sembra aver assunto un ruolo centrale nella misurazione della rappresentatività dei sindacati in Italia, ma non è così. Il CNEL darà degli indici applicativi dei contratti, ma non dà le soluzioni e non potrà darle in questo contesto, perché non ha il ruolo di misurare la rappresentatività delle singole organizzazioni sindacali”. Bortoluzzi si è concentrato sulle ricadute pratiche della sentenza n. 27541 della Cassazione, depositata il 22 ottobre 2026, che ha fornito indicazioni sui criteri per individuare il settore produttivo e misurare la maggiore rappresentatività comparata richiesta dall’articolo 19 dello Statuto dei lavoratori. “Il settore deve essere individuato sulla base dell’attività effettiva dell’impresa, valutando nel complesso gli elementi disponibili e mettendoli in relazione con ciò che l’azienda svolge concretamente”, ha spiegato. “L’asticella non è il 5%, ma la media delle organizzazioni che hanno la maggiore rappresentatività perché firmano il contratto collettivo leader. Forse neppure tutto questo meccanismo servirà a individuare un rappresentante sindacale aziendale che non appartenga alle confederazioni maggiormente rappresentative, perché l’asticella fissata dalla Cassazione è molto alta”.

Nel pomeriggio si sono svolti quattro workshop: “Direttiva sul lavoro tramite piattaforma”, coordinato da Enzo Martino (con Francesca Casini, Giulia Cantini Cortellezzi, Antonio De Giudici e Vincenzo Tedesco); “Codice della crisi di impresa e dell’insolvenza; profili processuali e sostanziali nella gestione dei rapporti di lavoro”, coordinato da Carlo Congedo (con Antonio Caiafa, Luigi Andrea Cosattini, Emanuela Nespoli, Adelio Riva e Silvia Ventura); “Controlli aziendali e tutele dei lavoratori; dallo Statuto al controllo algoritmico”, coordinato da Marta Capuzzo (con Silvia Balestro, Letizia Martini, Enzo Morrico e Andrea Polito); “Trasparenza ed equità retributiva; best practice, politiche aziendali e tutele alla luce della Direttiva UE 2023/970”, coordinato da Alessandra Maniglio (con Madia D’Onghia, Grazia Fazio, Francesco Natalini, Valentina Ricchezza e Annalisa Rosiello).

L’ultima giornata, sabato 24 ottobre, si è aperta con un confronto tra esperienze europee. La presidente nazionale AGI Tatiana Biagioni ha presentato la tavola rotonda “Partecipazione dei lavoratori alla gestione dell’impresa: una valutazione comparata nell’ambito dell’Unione Europea”, moderata da Monica Di Sisto, giornalista di Askanews. Sono intervenuti Francesco Amendolito, avvocato e professore straordinario di Diritto del lavoro e relazioni sindacali presso l’Università LUM; Anne-Kathrin Bertke, avvocata tedesca specializzata in diritto del lavoro, partecipazione dei lavoratori e governance aziendale; Christophe Clerc, avvocato francese e docente all’Istituto di studi politici di Parigi, esperto di diritto societario, diritto del lavoro collettivo e governance d’impresa; Adalberto Perulli, avvocato e professore ordinario di Diritto del lavoro all’Università Ca’ Foscari Venezia.

Monica Di Sisto ha introdotto la legge 76 del maggio 2025, che per la prima volta ha disciplinato in modo organico la partecipazione dei lavoratori alle imprese “dando un atterraggio legislativo all’articolo 46 della Costituzione che ne tratteggiava l’importanza ma non lo aveva definito”. Nel merito, Perulli ha detto: “La Costituzione ha disegnato un progetto di emancipazione e democrazia attraverso forme di istituzionalizzazione sia del conflitto sia della partecipazione. La partecipazione è la massima estrinsecazione dell’idea del riconoscimento: l’antagonista non è il nemico, ma l’altro da sé in cui ci riconosciamo. Informazione e consultazione non sono vere forme di partecipazione, perché finalizzate a un processo contrattuale, non a co-decidere”. E riguardo alla situazione italiana: “In Italia la partecipazione è rimasta un ideale vago e dimenticato: abbiamo una tradizione conflittuale, non una cultura comunitaria dell’impresa. La legge non aggiunge nulla di nuovo rispetto alla contrattazione collettiva e la partecipazione forte resta affidata al volontarismo. Temo che non ci porterà da nessuna parte”.

È intervenuta quindi Bertke portando l’esperienza tedesca, una delle più evolute e strutturate in Europa: “Il coinvolgimento dei lavoratori nella gestione d’impresa poggia su due pilastri: i consigli d’azienda, eletti dalla forza lavoro e con diritti azionabili sul posto di lavoro, e la rappresentanza nel consiglio di sorveglianza”. E ha poi dato la sua personale lettura critica: “In Germania abbiamo un sistema molto complesso che ritarda le decisioni e rende le procedure più costose. Preferirei una struttura più snella. Non sono contrario al coinvolgimento dei lavoratori in sé, ma a volte è semplicemente troppo costoso”. Sulla situazione francese è intervenuto Clerc: “La Francia, come l’Italia, era fondata sul conflitto nelle relazioni sociali. Ma negli anni Duemila i sindacati sono cambiati, giudicando la codeterminazione un buon sistema. Oggi c’è anche un sostegno politico trasversale. Il sistema non è perfetto, ma è in crescita. Molti dirigenti, dopo averla provata, l’hanno apprezzata, perché in consiglio hanno persone che sanno tenere testa al CEO in modo costruttivo”. E ancora: “La codeterminazione è complessa, ma lo è anche la democrazia, mentre la dittatura è semplicissima. Chi ha la codeterminazione più forte? La Germania. Chi ha la base industriale più forte? La Germania. Chi ha meno scioperi? La Germania. La complessità ha un costo, ma anche benefici”. Sul confronto tra Germania e Italia, Amendolito ha aggiunto: “Siamo distanti anni luce dalla codeterminazione come disciplinata dalla Germania, l’aspetto volontaristico della legge 76 ancora ci distanzia. Per arrivarci la materia va affrontata in maniera trasversale: serve il diritto del lavoro, ma anche quello societario e soprattutto della crisi”. E ha aggiunto: “La partecipazione è una scelta strategica che deve vincere resistenze culturali. Il conflitto ha consentito conquiste essenziali, ma lo strumento non può diventare il fine. Il seggio del CdA non è una tribuna sindacale: chi entra in consiglio deve assumere la responsabilità di quella carica. Le 10 ore annue di formazione previste dalla legge sono per me una soglia minima, non sufficienti a esaurire le competenze richieste dall’incarico”.

Al termine della tavola rotonda, la parola è tornata a Biagioni, che ha ringraziato gli sponsor del Convegno e chiamato sul palco Aurora Notarianni, avvocata giuslavorista socia AGI, per presentare “DL”, la rivista fondata da Mario Fezzi, avvocato giuslavorista venuto a mancare nel 2024.

Quindi la seconda tavola rotonda, “Tema di tipo processuale: la tutela antidiscriminatoria”, moderata da Lola Aristone, avvocata presidente della sezione Abruzzo di AGI. A confrontarsi: Anna Danesi, avvocata, consigliera di parità della Provincia di Varese e consigliera di fiducia dell’Università dell’Insubria; Romolo Donzelli, avvocato e professore ordinario di Diritto processuale civile all’Università di Macerata; Maria Luisa Serrano, avvocata e presidente del Comitato delle pari opportunità dell’Ordine degli avvocati di Lecce.

“Il tema è straordinariamente complesso: è frutto di una stratificazione normativa che copre circa 40 anni, e ancora oggi non abbiamo una visione condivisa dei principi generali della tutela giurisdizionale collettiva. Per ogni fattore di discriminazione abbiamo un procedimento diverso e un soggetto legittimato ad agire diverso, il che è folle”, ha detto Donzelli. Sull’onere della prova è intervenuta Danesi: “È una norma importantissima e ormai sdoganata: sia con l’articolo 40 del codice delle pari opportunità sia con l’articolo 28, comma 4, del decreto 150, in qualunque foro l’onere della prova è invertito. C’è chi dice alleggerito, ma per noi tecnici il concetto è lo stesso. Resta però una domanda. Il quarto comma dell’articolo 28 non parla di indizi ‘gravi, precisi e concordanti’, ma solo di ‘elementi di fatto’ da cui desumere la discriminazione, spettando poi al datore di lavoro provare che il comportamento presunto discriminatorio non lo è. Mi chiedo se sia una svista del legislatore o se voglia dire qualcosa di diverso”. La moderatrice ha quindi introdotto il tema dell’Organismo per la parità, istituito dal decreto legislativo 91 del 2026, con novità anche sull’articolo 35 del codice delle pari opportunità. Su questo Serrano ha spiegato: “Il decreto fa parte di un rinnovato attivismo del legislatore, europeo e nazionale. Il quadro degli organismi di parità era molto differenziato nei vari paesi: non era un problema in sé, ma impediva alle direttive di raggiungere il loro effetto. Il decreto uniforma tutto con la creazione di un’autorità indipendente”. Danesi ha aggiunto: “Il decreto ha lasciato immutati i compiti delle consigliere territoriali. Cambia la funzione dell’organismo centrale, e molto resta un punto interrogativo, perché bisogna aspettare il regolamento attuativo, non prima di marzo. Con l’articolo 35 bis l’organismo potrà raccogliere le denunce, ma solo per il genere. La criticità sta nel comma successivo: i pareri potranno essere prodotti in giudizio e valutati dal giudice come argomento di prova, ai sensi dell’articolo 116. Non sono una processualista e questa norma mi ha lasciata perplessa: anche senza una previsione espressa, il giudice ha il potere di valutare le prove secondo il suo prudente apprezzamento, e un’azienda che si vede archiviare la denuncia avrebbe tutto l’interesse a portare quel parere in giudizio”. Donzelli ha criticato il metodo: “Le direttive vengono quasi incollate in un decreto legislativo, senza un quadro generale: la tutela antidiscriminatoria è un esempio lampante di questa tecnica normativa scellerata”. E ha messo in guardia dagli effetti sul processo: “Quando il parere sarà prodotto in giudizio, i fatti che veicola potranno far presumere la discriminazione e far scattare l’inversione dell’onere della prova. L’effetto congiunto con le norme che alleggeriscono la prova potrebbe addirittura creare un automatismo. Ragiono ad alta voce, non ho idee definitive”.

In chiusura dei lavori la Presidente AGI ha ringraziato convegniste e convegnisti, collaboratrici e collaboratori e ha dato appuntamento al prossimo Convegno, a Napoli nel 2027.

Tutti gli interventi, le tavole rotonde e i dialoghi sono visibili integralmente in streaming sulla pagina Facebook di AGI.

Video intervista Biagioni, apertura lavori: https://fb.watch/v/fxo4E43s4/?

Diretta terza giornata: https://fb.watch/v/6br6FPq5W/?

Diretta seconda giornata pomeriggio: https://fb.watch/v/5PKQv7Nxd/?

Diretta seconda giornata:  https://fb.watch/v/7ComvY7bF/?

Diretta prima giornata: https://fb.watch/v/6kBQ03GXj/?


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