Licenziamento whistleblower: sentenza del Tribunale di Milano

È ritorsivo il licenziamento del whistleblower per aver superato il limite settimanale di smart working: è quanto stabilisce il Tribunale di Milano con la sentenza n. 701 del 27 marzo 2026.
Nel caso in questione, un dipendente - assegnato a lavorare su una commessa di consulenza in materia di sustainable finance disclosure regulation - aveva segnalato in forma anonima presunte irregolarità sul comportamento contrattuale e fiscale dell’azienda.
A pochi giorni dall’audizione al comitato incaricato dell’istruzione della segnalazione, durante la quale era emersa la sua identità, era stato allontanato senza spiegazione e a distanza di dieci giorni aveva ricevuto una contestazione disciplinare per eccessivo smart working, seguita da licenziamento per giusta causa.
Il Tribunale ha accolto la domanda di nullità del lavoratore, rilevando tra le altre cose come l’azienda non sia stata in grado di dimostrare che il licenziamento fosse determinato da ragioni autonome e indipendenti rispetto alla segnalazione: l’istruttoria ha evidenziato infatti l’esistenza di una prassi elastica nell’applicazione del lavoro agile.
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